Qual’è la terapia per la malattia di Peyronie? Come prepararsi al meglio per la visita medica?
Dopo aver capito cos’è la Induratio Penis Plastica nella prima parte (qui), vediamo come affrontarla e cosa aspettarsi dai medici.

VISITA MEDICA, QUANDO? Se si hanno i sintomi della malattia di Peyronie è meglio iniziare a vedere il proprio medico di famiglia, un medico di medicina generale o uno specialista nei disturbi sessuali maschili. Prepararsi alla visita potrebbe aiutare sia il medico che il paziente a ricevere la giusta diagnosi e la conseguente terapia di cura, ma è importante arrivare con una lista di informazioni come:

  • i propri sintomi, includendo anche ciò che sembra estraneo alla malattia di Peyronie;
  • informazioni personali chiave, compresi sollecitazioni stressanti importanti o recenti cambiamenti di vita;
  • farmaci e medicazioni assunti, includendo vitamine o integratori.
  • una storia delle lesioni al pene;
  • la storia familiare della malattia di Peyronie, se presente;
  • domande per il medico.

Durante la visita ll medico potrebbe chiedere anche di compilare il questionario dell’Indice Internazionale di Funzione Erettile (IIEF) per aiutarsi ad identificare gli effetti che la malattia ha sulla capacità del paziente di avere rapporti sessuali.

TEST E DIAGNOSI. Per diagnosticare la malattia di Peyronie si può procedere con:

  • Esame fisico. Il medico toccherà il pene a riposo per identificare la posizione e la quantità di tessuto cicatriziale. Potrebbe anche procedere alla misurazione della lunghezza del pene per determinare se questo diminuisce la sua lunghezza durante lo sviluppo della malattia. Il medico potrebbe anche richiedere una foto del pene eretto per determinare il grado di curvatura, la locazione del tessuto cicatriziale o altri dettagli.
  • Altri test. Il medico potrebbe richiedere un’ecografia o altri test per esaminare il pene quando è eretto. L’ecografia è l’esame più comune per verificare le anomalie al pene. I test ad ultrasuoni utilizzano le onde sonore per produrre le immagini del tessuti molli e quindi mostrare la presenza di tessuto cicatriziale, il livello di flusso sanguigno al pene e molte altre anomalie.

TRATTAMENTI E FARMACI. Il medico potrebbe aspettare ad intervenire in attesa di ulteriori sviluppi della malattia se:

  • La curvatura del pene non è grave e non sta più peggiorando.
  • Si riescono ad avere rapporti sessuali senza provare dolore.
  • Il dolore durante l’erezione è mite.
  • Si ha una buona funzione erettile.

Se i sintomi sono gravi o peggiorano nel corso del tempo, allora il medico potrebbe raccomandare una terapia per la malattia di Peyronie o farmacologica o attraverso degli interventi chirurgici specifici.

Medicazioni. I trattamenti con i farmaci puntano alla riduzione della formazione di placche, del dolore e alla diminuzione della curvatura del pene.
Il farmaco più utilizzato, approvato dall’Amministrazione Cibo e Farmaci, per il trattamento della malattia di Peyronie è il collagenase Clostridium histolyticum (Xiaflex), usato dagli uomini con un nodulo palpabile dalla placca nel pene che causa una curvatura di almeno 30° durante l’erezione. Il trattamento suddivide l’accumulo di collagene che causa la curvatura del pene attraverso una serie di iniezioni direttamente nel grumo cicatriziale e attraverso quella che si chiama modellazione del pene, brevi esercizi atti ad allungare delicatamente e a raddrizzare il pene.
Negli studi clinici, questa terapia con collagenasi ha ridotto significativamente la curvatura e sintomi fastidiosi associati alla malattia di Peyronie in molti pazienti. Bisogna discutere in ogni caso dei potenziali effetti collaterali di questo farmaco col medico, in quanto alcuni possono essere gravi.
Vi sono anche esempi di farmaci off-label (farmaci registrati, ma usati in maniera non conforme a quanto previsto dal riassunto delle caratteristiche del prodotto autorizzato. Rif. AIFA) utilizzato per la malattia di Peyronie come il medicinale orale pentoxifylline (Trental), il verapamil (iniezioni o gel) e l’interferon (iniezioni).

Chirurgia. La maggior part dei medici è contro una cura chirurgica durante la fase infiammatoria della malattia di Peyronie. Il medico potrebbe suggerire un intervento se la deformità del pene è grave, particolarmente fastidiosa o che impedisce di avere rapporti sessuali. La chirurgia di solito non è raccomandata fino a quando la curvatura del pene non si stabilizza.

Le soluzioni chirurgiche comprendono:

  • Suturazione del lato più lungo del pene (senza tessuto cicatriziale). Questo può raddrizzare il pene, ma potrebbe portare a un reale o un percepito accorciamento dello stesso. In alcuni casi, le procedure di suturazione causano problemi di disfunzione erettile.
  • Incisione o asportazione e innesto. Generalmente utilizzata nei casi più gravi di curvatura, questa procedura ha più probabilità di causare problemi alla funzione erettile rispetto alle procedure di suturazione. In questo caso il chirurgo pratica uno o più tagli nel tessuto cicatriziale, a volte rimuovendone in parte, in modo da permettere alla guaina di allungare e raddrizzare il pene. Il chirurgo può poi ricucire un pezzo di tessuto (innesto) per coprire i fori della tunica albuginea, una membrana all’interno del pene che aiuta a mantenere l’erezione.
  • Protesi peniena. Vengono inserite chirurgicamente delle protesi nel pene per sostituire il tessuto spugnoso che si riempie di sangue durante l’erezione. Gli impianti possono essere semirigidi, in quanto sono piegati in basso e in alto manualmente per i rapporti sessuali, oppure comprendere l’innesto di una pompa nello scroto. Le protesi del pene possono essere prese in considerazione se si soffre sia della malattia di Peyronie che di problemi di disfunzione erettile.

Il tipo di intervento chirurgico dipende dalle condizioni del paziente. Il medico dovrà considerare la posizione del tessuto cicatriziale, la gravità del sintomi e altri fattori.

Altri trattamenti. Una tecnica nota come iotoforesi, utilizza una corrente elettrica di debole intensità per fornire una combinazione di verapamil e desametasone in modo non invasivo attraverso la pelle. La ricerca però mostra dei risultati contrastanti.
Grazie alla continua ricerca si stanno sviluppando altre cure che utilizzano tecniche e principi diversi. Tra i trattamenti non farmacologici troviamo prima fra tutte la terapia per la malattia di Peyronie che utilizza onde sonore intense per rompere il tessuto cicatriziale (terapia a onde d’urto) già utilizzata con successo per frantumare i calcoli renali e le onde a bassa intensità per curare proprio la disfunzione erettile. Altre soluzioni sono i dispositivi per allungare il pene (terapia di trazione del pene) e i dispositivi a vuoto (vacuum).

Credit: Mayo Clinic

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