SolvED è la nuova terapia che utilizza onde d’urto extracorporee a bassa intensità per curare gli uomini che soffrono di disfunzione erettile e impotenza. Abbiamo già parlato di questa nuova tecnologia e dei suoi grandi benefici, ma vorremmo approfondire il principio fisico e biologico che sta dietro a questa innovativa terapia.

SolvED sfrutta le onde d’urto che si propagano attraverso il fluido contenuto nel manipolo utilizzato dalla macchina. Le onde d’urto rientrano nei fenomeni studiati dalla fluidodinamica e dall’aerodinamica. Sono essenzialmente delle onde acustiche che si verificano quando viene compresso un fluido, provocando la formazione di un sottile strato di fortissima variazione di alcune sue proprietà, cioè cambiamenti di pressione, temperatura, densità e velocità. Questa variazione si propaga e crea una superficie di discontinuità meccanica che è l’onda d’urto.

Le onde d’urto vengono ricreate per le cure mediche attraverso diversi tipi di dispositivi. La tecnologia SolvED utilizza un manipolo che genera onde d’urto a bassa frequenza che si propagano attraverso il liquido contenuto nella punta del dispositivo, il fluido scelto è una soluzione salina, che permette innanzitutto di smorzare la forza d’urto modulandola, per poi indirizzare l’energia cinetica creata sulla parte del corpo interessata attraverso i tessuti molli. A livello fisico, le onde d’urto creano delle microfratture nei tessuti che stimolano la naturale capacità del corpo di autorigenerarsi.

A seconda delle intensità delle onde d’urto create si possono trattare tessuti di diversa natura, dai più resistenti come quelli ossei, a quelli più delicati come quelli molli. Data la sensibilità diversa dei tessuti, si utilizzano onde d’urto più o meno forti per penetrare rispettivamente citoscheletro o membrana cellulare. La terapia a onde d’urto extracorporee è nata negli anni ’70 per la distruzione dei calcoli all’interno del corpo, soprattutto quelli renali. Tra i medici però, era sorta la preoccupazione di eventuali danni alle ossa del bacino in seguito a questi trattamenti, ma dai diversi studi clinici si era evidenziato, al contrario, che le onde d’urto attivavano gli osteoblasti ed davano al via alla ricalcificazione di un osso fratturato. Con l’avanzare della tecnologia e continuando la ricerca, gli studiosi hanno scoperto nuovi benefici che le onde d’urto possono apportare a tessuti umani di diversa natura e consistenza.

Gli effetti comprovati delle onde d’urto sono tre: la riduzione dell’infiammazione locale, la neoformazione di vasi sanguigni e la riattivazione dei processi riparativi naturali.

La terapia SolvED sfrutta proprio l’effetto angiogenetico che stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni, tecnica già utilizzata con successo per problemi vascolari a livello del cuore. Non è ancora del tutto chiara la dinamica che spinge il corpo a rispondere in questo modo alle onde d’urto a bassa frequenza, si sa però che nell’effetto vascolare vi sono due tipi di risposte. Una prima fase repentina e di durata transitoria agisce sulle terminazioni nervose simpatiche (sistema autonomo che controlla tra le molte funzioni tra cui le contrazioni cardiache, la dilatazione dei vasi e la produzione di vari liquidi e secrezioni) e permette al letto capillare di aprirsi. La seconda fase invece si manifesta dopo alcuni giorni ed è quella in cui si formano i nuovi vasi capillari. Alcuni studi recenti hanno ipotizzato che questo effetto angiogenetico è dovuto al rilascio di un peptide chimico specifico di natura endoteliale, in seguito alla perforazione delle onde d’urto. Il peptide infatti perfora la membrana basale delle strutture vascolari facendo fuoriuscire le cellule endoteliali che iniziano a proliferare e a formare i nuovi capillari. L’effetto antinfiammatorio sarebbe dovuto alla grande quantità di sangue che circola nella zona colpita e che risulta in piena attività.

L’effetto delle onde d’urto sui tessuti è quindi correlato al numero di sedute e dosaggi utilizzati, proprio perché va a stimolare i processi naturali di rigenerazione. Si possono avere risposte biologiche significative anche con una piccola “dose”, ma al crescere del numero di colpi si aumenta la possibilità di stimolare la reazione del corpo.

 

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